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Prendere Maria nella nostra intimità PDF Stampa E-mail

 

 

 

 

 

 

PRENDERE MARIA NELLA NOSTRA INTIMITA'
Solennità di Maria Ausiliatrice

Scrive Don Bosco a 29 anni ne “I sette dolori di Maria considerati in forma di meditazione”,pubblicato probabilmente per la prima volta nel 1844 e da egli stesso citato nel cosiddettoTestamento spirituale:

«Eccoci al Calvario ove già sono innalzati due altari di sacrifizio, uno nel corpo di Gesù, l'altro nel cuore di Maria. Oh funesto spettacolo! Miriamo la Madre affogata in un mare di affanni vedendosi rapito da spietata morte il caro ed amabile parto delle sue viscere. Ahimè! Ogni martellata, ogni piaga, ogni lacerazione che sopra le sue carni riceve il Salvatore, profondamente rimbombano nel cuore della Vergine. Essa sta a'piedi della Croce talmente penetrata dalla pena e trafìtta per il cordoglio che non sapresti decidere chi sia per essere il primo a spirare, se Gesù, o Maria».
La prima immagine usata dal giovane sacerdote Bosco è molto efficace: sono due gli "altari del sacrificio": il corpo di Gesù e il cuore di Maria. Anche l'ultima considerazione è densa di realistica compassione: non sapresti decidere chi sia il primo a spirare, se Gesù o Maria...
Sotto la croce di Gesù, che da poco abbiamo celebrato gloriosa, nasce la Chiesa; dal costato aperto di Cristo scaturiscono il sangue e l’acqua, segni efficaci della nostra salvezza. Da quel momento una nuova forma di vita ha inizio: Maria prende Giovanni a casa propria e lo stesso fa Giovanni. Il gesuita Ignace de la Poterie traduce: «Prese Maria nella propria intimità».
Prendere Maria a casa nostra vuol dire sentire in noi l’ansia del suo cuore di Madre per le sorti dell’umanità; e prendere Giovanni a casa nostra vuol dire imparare a farci carico di quanto accade accanto a noi o nel mondo in cui viviamo, portare il dolore e la sofferenza del mondo in profondità, fare nostra “la premura di Dio per il suo popolo”.
La tragedia della Siria, quella del barcone dei giovanissimi immigrati, quella, ancora più recente, delle alluvioni in Croazia, tutto questo ed altro ancora diventa il terreno di un nostro personale e intimo coinvolgimento. I care, avrebbe detto Don Lorenzo Milani, mi interessa, perché tutto questo è accaduto “a casa mia”!
Auguro a tutti, in questa Solennità a noi così cara, di rendere questi sentimenti “operativi”, per diventare sempre di più Cooperatori di Dio e della Ausiliatrice: con le orecchie e gli occhi sempre aperti sui bisogni materiali e spirituali del mondo, generosi e radicali testimoni della buona notizia del Vangelo.
Auguri vivissimi!
 Don Giuseppe Buccellato
 
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