Salesiani cooperatori nel mondo

Vuoi conoscere la dimensione
mondiale dei salesiani cooperatori? Visita il sito mondiale.

La formazione

Un'area piena di risorse
dedicata alla formazione dei cooperatori. Leggi i dettagli...

donBoscoNews.it

Torna dopo il restyling
il portale di comunicazione dei salesiani. Vai a visitarlo!

Don Bosco ritorna! PDF Stampa E-mail

 

 

 

 

Da un articolo di storia riportato dal giornalino dell’oratorio salesiano del mio paese, San Donà di Piave, voglio condividere alcune note per unire la storia salesiana di ieri con la nostra storia di salesiani di oggi.

 

 
“ 6 Giugno 1929, VII dell’era fascista. Una nota gioiosa rasserena gli animi provati da un inverno lungo e rigido, anche dal punto di vista politico: don Bosco viene proclamato Beato! A San Donà, dove i Salesiani sono presenti da pochi mesi, i festeggiamenti si consumano in famiglia, con i soli 63 piccoli ospiti dell’Orfanotrofio. La forzata clausura alimenta il desiderio di aprire il tanto sognato oratorio festivo e di estendere l’azione educativa ad una utenza ben più ampia e varia. (…)
Si inizia in sordina, ad estate inoltrata, con i giovani dell’associazione parrocchiale San Giovanni Evangelista. La beatificazione del prete piemontese diventa il pretesto per rilanciare e diffondere la spiritualità salesiana, anche attraverso le pagine di un foglio d’informazione, “San Donà di Piave a Don Bosco”, curato dal direttore dell’erigendo oratorio.
La canonizzazione del fondatore, celebrata a qualche anno di distanza, attira l’attenzione del periodico diocesano “La Fiamma” che, per l’occasione, fotografa l’oratorio sandonatese in tutta la sua poliedrica ricchezza. (…)
La comunità ha ormai cambiato volto. Il salesiano più anziano, cresciuto alla scuola di don Bosco, ne conserva intatta la memoria, richiamata da segni tangibili e preziosi: un crocifisso di legno, dono del Santo, e qualche guscio di nocciola, che don Zaio ha visto moltiplicarsi in modo prodigioso dalle mani di don Bosco quando era solo un ragazzo.
 
”Di origine piemontese, era l’unico sopravvissuto di tutti i primi allievi di don Bosco, con lui era diventato prete salesiano. I suoi richiami continui erano sul Santo: come viveva, come passava la giornata, come pregava intensamente la Madonna Ausiliatrice. Vi sono aneddoti leziosi su don Zaio. Era negli anni diventato “duro d’orecchio”: noi, che anche in tema di pratica religiosa facevamo spesso questione di opportunità, andavamo a confessarci da lui; tanto i più grossi peccati (ma quali grossi peccati potevamo avere?) non li sentiva e dava, fiducioso, l’immediata assoluzione. Anche per questo, essendo per noi un “prete di manica larga” lo avevamo subito classificato come un “santo”. (da: Nino Ponteo “Sull’Oratorio Sventola”)
 
Sono anni fecondi, che vedono molti seguire l’esempio di don Bosco, anche nell’umiltà di un cammino semplice, intriso di sudore. Ecco il racconto di una di queste chiamate.
 
Verso la fine degli anni Trenta, Pio Campagnolo era un muratore di poco più di 20 anni. Egli lavorava a Bassano del Grappa, nella costruzione del campanile annesso al Tempio dei Caduti, appena ultimato. Una sera, finita la giornata lavorativa, il Signor Pio raccoglie i suo modesti attrezzi professionali (cazzuola, filo a piombo, martellina, metro, squadra, matassine di spago), li colloca in una sporta, come si usava allora, e saluta i suoi compagni di lavoro, dicendo: "Domani non vengo. Ho trovato un altro padrone". Quelli, incuriositi, vogliono sapere chi era questo nuovo padrone, ma lui non si sbottona: "Ora non posso dirvelo, lo verrete a sapere in seguito"…
Qualcuno azzarda: "Dicci, almeno, ti ha promesso una paga più alta di quello che lasci?
Egli risponde: "Certamente!” "Quanto ti darà?"
"Anche questo non posso dirvelo; del resto, non mi credereste!"
L’indomani, all’inizio della giornata, il capo cantiere soddisfò la curiosità dei compagni di lavoro di Pio. Guardando l’orologio, egli disse : "A quest’ora, Pio si trova a Verona, nella casa salesiana Don Bosco. Egli è andato a farsi frate".
Possiamo immaginare lo stupore dei muratori! Infatti, partito la sera, egli camminò tutta la notte, portando la sporta degli attrezzi, e arrivò al mattino alla porta dell’Istituto Salesiano Don Bosco, di Verona.
Chiamato dal suono del campanello, il portinaio si affacciò: "Che cosa desidera?".
"Vorrei parlare col Direttore".
"Ma chi devo annunciare?
"Dica che c’è un uomo che desidera farsi salesiano".
Il portinaio, senza nulla ribattere, introdusse il candidato dal Direttore, non senza guardare, di sottecchi, l’insolito aspirante. Possiamo facilmente immaginare il seguito della vicenda. Pio fu accolto in casa, e assegnatogli una cameretta, fu invitato a riposarsi della lunga camminata, dopo di ché fu invitato ad un colloquio per una prima conoscenza reciproca. Il Direttore non tardò a rendersi conto del prezioso dono che stava ricevendo dalla Provvidenza”. (da: Domenico Venier, “Ricordi di un ottantenne”)
 
Storie d’altri tempi?
Oggi più che mai c’è bisogno di uomini, e di donne, che seguono le orme di don Bosco, che sappiano accogliere ed educare i giovani, liberandoli dalle nuove povertà: l’individualismo, l’infedeltà, il disimpegno, la mancanza di sogni.
C’è bisogno di gente che abbia il coraggio di proporre mete ambiziose, di esercitare una paternità o una maternità responsabile, che sappia dire anche dei no.
C’è bisogno di qualcuno che preferisca la testimonianza alle parole, che rifiuti di annacquare la propria fede in nome di un malinteso senso di libertà o di tolleranza per la fede altrui…
 
Cari giovani, cura, tormento, passione, amore del nostro sacerdozio, nella bella festa di S. Giovanni Bosco, che abbiamo tanto onorato e invocato fin dai primi anni del nostro ministero, accogliete l’invito del vostro Arciprete e, oggi, davanti a tutto il popolo di S. Donà, promettete che sarete fedeli alle solenni promesse del vostro Battesimo, che tornerete spesso ai Santi Sacramenti, che sarete perseveranti ogni festa alla S. Messa e ai Vespri solenni, nella vostra Parrocchia (…). Questi sono i nostri sentimenti, questi i desideri, i propositi dell’animo nostro nella festa dei giovani. È la festa della primavera cristiana!
È la festa più bella di S. Donà di Piave.”
31 gennaio 1960,
Festa di don Bosco
(da: Mons. Luigi Saretta, Foglietto Parrocchiale)
 
Cosa aggiungere?
E’ vera la santità di don Zaio, perchè come il Padre “non sente” i nostri peccati: la gioia di poterci riabbracciare tra i suoi figli più cari è immensamente più grande!
E’ vera la santità del signor Pio Campagnolo, perché non c’è gioia più grande di consegnare la nostra vita nelle mani di chi con noi ne vuole fare un capolavoro.
E’ vero l’entusiasmo del parroco, monsignor Saretta: da giovane chierico nel seminario di Treviso si era entusiasmato leggendo la vita di don Bosco; da parroco aveva voluto i salesiani nella sua parrocchia a servizio dei tanti ragazzi e orfani che la guerra aveva lasciato; da anziano commosso vedeva nell’oratorio di don Bosco la casa in cui venivano accolti e accompagnati i giovani alla vita adulta.
 
Ed è proprio così: far festa a don Bosco è tenerne vivo il carisma, raccontare Gesù ai giovani di oggi, poter dire a chi vive nella tristezza la salvezza che è venuto a portare per tutti!
 
E’ vero allora: “Don Bosco ritorna!”.
Auguri!
Don Enrico
(da un articolo di Wally Zamuner)
 
< Prec.   Pros. >